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di Giambattista Giannoccaro

Appena conclusa la stagione estiva ritornano anche in Puglia, e nello specifico sulla costa monopolitano-fasanese, tutti i problemi connessi al rilascio di concessioni demaniali a scopo balneare. Si susseguono denunce e segnalazioni da parte di liberi cittadini, che negli ultimi mesi hanno dato vita a comitati di salvaguardia della costa, relative a chiusura del libero accesso alle spiagge di stabilimenti già esistenti e chiusure di accessi per nuove concessioni su calette dove invece dovrebbe essere vietato l’accesso, la balneazione e la navigazione per motivi di dissesto  idrogeologico.

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Porto Marzano Piccolo – Monopoli (Foto di Salviamo Porto Marzano Piccolo)
L’accesso alla scogliera e alla spiaggia è impedito da una cancellata.

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Porto Marzano Piccolo (Foto di Salviamo Porto Marzano Piccolo)
Divieto di Accesso, Balneazione e Navigazione per Dissesto Idro-Geologico
Il cartello installato all’inizio dell’estate 2013 ora è svanito nel nulla.

La prima segnalazione parte da un gruppo di cittadini monopolitani pronti a salvaguardare il libero accesso alla loro piccola spiaggia di Porto Marzano Piccolo, che una mattina di ottobre 2013 si sono visti impedire l’accesso alla spiaggia dai tempi dei nonni liberamente frequentata. Il problema riguarda comunque l’intera fascia costiera ma la notizia che  lascia sconcertati è che la spiaggia in questione, come risulta dal SID Mit (Sistema Informativo  Demanio marittimo) è già da diversi anni privata come è privata la scogliera circostante.

Porto Marzano Piccolo

Porto Marzano Piccolo – Estratto dal SID marittimo
Linea blu > Linea di costa
Linea rossa > Dividente demaniale
Area grigia > Proprietà privata
Area gialla > Proprietà demaniale

Tutti ci chiediamo come sia possibile che una zona di demanio marittimo possa essere nelle mani di privati e questo ci deve far riflettere quali siano i destini delle nostre spiagge nel caso il governo proceda con la vendita di detto patrimonio, per recuperare somme necessarie per ripianare i conti dello stato con l’ennesima manovra di stabilità, ma soprattutto dobbiamo riflettere su quanto sia da stupidi(?) vendere un patrimonio che in realtà potrebbe fruttare molto più se gestito in maniera più intelligente e trasparente..

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Mentre ci accingiamo a pubblicare questo articolo dai senatori del Pd arriva un emendamento ‘fotocopia’ di quelli del Pdl sulla vendita delle spiagge. (l’Haffington Post) La proposta di modifica all legge di stabilità, firmata da Granaiola, Tomaselli, Albano, Caleo, Fabbri, Favero Marcucci, Padua e Vattuone, è sostanzialmente identica a quella presentata dal Pdl se non nella parte relativa alla proroga delle concessioni che non prevede il diritto di prelazione legale. Ma c’è già una retromarcia “Ho ritirato la mia firma dall’emendamento della collega Manuela Granaiola sulla sdemanializzazione delle spiagge, in quanto ad un più approfondito esame tale ipotesi risulterebbe difficilmente applicabile su scala nazionale”. Lo rende noto il senatore Andrea Marcucci

“Le aree ricomprese tra la dividente demaniale e la linea di costa occupata da manufatti di qualsiasi genere connessi al suolo, stabilmente destinate ad attività di servizi con finalità turistico ricreativa, ivi comprese le aree occupate da strutture e attrezzature anche amovibili asservite alla medesima attività – si legge nel testo – sono individuate con atto ricognitivo-dirigenziale dalle agenzie del demanio e riconosciute non più appartenenti a demanio marittimo con decreto interministeriale emanato dal ministro dei Trasporti e della Navigazione di concerto con quello delle Finanze sentita la Regione e l’ente locale competenti”.

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Come chiede la Commissione Europea con la Direttiva Bolkestein, approvata all’unanimità all’epoca di Romano Prodi,  per la Concorrenza e il Mercato Interno, nel 2015 i permessi per gli stabilimenti “dovrebbero” essere riassegnati con gara di evidenza pubblica. La proposta si pone l’obiettivo di “eliminare gli ostacoli alla libertà di stabilimento dei prestatori negli Stati membri e alla libera circolazione dei servizi tra Stati membri nonché garantire ai destinatari e ai prestatori la certezza giuridica necessaria all’effettivo esercizio di queste due libertà fondamentali del trattato.”

La Commissione europea aveva aperto nel 2008 una procedura d’infrazione contro l’Italia per il suo sistema di rinnovo automatico delle concessioni, considerato un ostacolo al libero mercato. Il 13 maggio 2011, con Michela Vittoria Brambilla del Pdl ministro del Turismo, il governo aveva lanciato l’idea di un decreto che introduceva il cosiddetto “diritto di superficie” su coste e litorali per 90 anni, innescando un certo disappunto da parte di Bruxelles. Se i 90 anni non sono mai passati, l’articolo 11 della legge comunitaria adottata il 30 novembre 2011 ha consentito a Bruxelles di chiudere la procedura d’infrazione verso l’Italia eliminando il rinnovo automatico delle concessioni. Rinnovo automatico-proroga che, dunque, continua ad essere tirato fuori. Il risultato portato a casa è stato quello di ulteriori salatissime sanzioni.

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Oggi, prima che tutto ciò accada, l’Italia vorrebbe risolvere l’ennesimo papocchio in cui si è trovata, a causa del suo evidente malgoverno, di tanta malafede ed argomentazioni che non possono non far pensare che tutto ciò è orchestrato per soddisfare i soli interessi dei privati.

Da un articolo pubblicato su Il Fatto quotidiano online, blog di Fabio Balocco, 11 novembre 2013, relativo alla gestione dei beni demaniali da parte dello Stato, che “ è sempre più pronto a tagliare i servizi pubblici essenziali e sempre  più prono a soddisfare i desideri dei privati che prosperano sullo sfruttamento dei beni della collettività”.

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Secondo il WWF sui nostri litorali ci sono 12.000 stabilimenti balneari (erano 5.368 nel 2001, cioè meno della metà), uno ogni 350 metri, per un totale di almeno 18.000.000 metri quadri e 900 km occupati – ovvero quasi un quarto della costa idonea alla balneazione (lo sono 4.000 km sugli 8.000 km di coste italiane). Un giro di affari che interessa 30.000 aziende Un giro di affari con canoni spesso irrisori rispetto ai reali profitti delle strutture attuali, dove dall’affitto di sdraio e ombrelloni si è passati a vere e proprie ‘cittadelle permanenti’ di servizi commerciali, piscine, negozi, ecc,  favorito da un’applicazione normativa sulle aree demaniali che ha travalicato lo spirito della legge..

“Nel 2012 l’Agenzia del Demanio ha incassato 102,6 milioni di euro dagli imprenditori delle spiagge” continua Il Fatto Quotidiano, “in media, poco più di 3 mila euro a testa per stabilimenti che possono superare i 10 mila metri quadri e i 10 mila euro a testa di abbonamento stagionale, un inezia. Questo senza contare l’evasione fiscale relativa ai lauti guadagni. Guadagni che potrebbero essere addirittura un quintuplo dell’effettivo!.

Buona parte delle concessioni oggi sono state date senza gare ad evidenza pubblica e si rinnovano automaticamente alla scadenza. Chiaro che l’applicazione della “direttiva servizi” costituirà una bella svolta per il florido mercato delle concessioni marittime, e magari per i rapporti clientelari che intercorrono tra i gestori e le amministrazioni pubbliche. Però, se le spiagge prima del 2015 si vendessero, beh allora cambierebbe tutto. Povera, sempre più povera Italia.”

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E’ evidente l’ulteriore mala fede su cui si fondano le motivazioni di vendere il prezioso patrimonio pubblico, argomentando motivazioni di emergenza per mettere le mani su beni inalienabili e sempre a scapito della gente comune.

E’ evidente la necessità di regolamentare  la materia delle concessioni demaniali soprattutto la dove la peculiarità dei territori, come quelli pugliesi, dove le spiagge sono ridottissime e l’accessibilità non garantita a tutti a causa dell’inosservanza dell’abbattimento delle barriere architettoniche, non garantendo il libero accesso ai disabili,  agli anziani e alle famiglie con neonati.

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Pensiamo a gestirlo questo patrimonio. Probabilmente ne ricaveremo anche più di quanto si prospettano di ricavare i volponi che vogliono depredare l’ultimo angolo di spazio pubblico, l’ultima spiaggia … non sarà l’ultimo scoglio …