La famosa citazione di Oscar Wild, presa in prestito dal Comitato Costa Libera di Monopoli nel comunicato stampa di ieri sera, per sottolineare come si amministra la cosa pubblica nella città monopolitana.

Alle 18:30 di giovedì 9 Gennaio si è svolta, nella saletta del Bar Radar, la Conferenza Stampa del Comitato Costa Libera Monopoli e del Circolo Cittadini Monopoli dove è stata esposta alla cittadinanza tutta la vicenda processuale legata al destino dell’immobile ex “Istituto Suore delle Ancelle” , la cui alienabilità è stata inspiegabilmente concessa dall’amministrazione comunale, con grande superficialità e celerità lo scorso 9 Dicembre 2013. La novità è che 8 consiglieri, alcuni di loro già favorevoli all’alienazione dell’immobile, dopo aver acquisito gli atti processuali completi, stranamente non messi a disposizione nella stessa seduta consiliare del 9 dicembre scorso, chiedono la convocazione del consiglio comunale per rimettere tutto in discussione, fare chiarezza e rimettere al voto.

Aria di novità e di riscatto si respira nella cittadina monopolitana dove, dopo anni di torpore, grazie alle azioni di cittadinanza attiva, senso civico e partecipazione fanno proseliti. 

Pubblichiamo integralmente il comunicato stampa con la ricostruzione della vicenda.

Siamo qui per parlare di un caso esemplare. E sicuramente è solo una delle tante situazioni, piccole e grandi, che mostrano tutti i limiti dell’attuale politica dei partiti di questa città e, al tempo stesso, dimostrano quanto la vigilanza, il controllo, l’azione popolare dei cittadini siano oggi importanti. Forse solo così sarà possibile riavvicinare davvero le persone alla politica, restituendole il suo significato originario di cura della polis, della cosa pubblica.

Lo vediamo da quanti si avvicinano a noi per segnalarci problemi e abusi, questioni molto concrete che hanno bisogno di trovare giuste soluzioni politiche.

E noi siamo qui proprio per questo: per accendere i riflettori, più ancora di quanto non abbiamo già fatto nei giorni scorsi, su una decisione assai discutibile, inopportuna e intempestiva presa dalla politica locale. Siamo qui per chiedere civilmente ma con fermezza alla politica locale di rimediare a questo pasticcio, adottando una giusta, trasparente e non ambigua soluzione politica.

Ringraziamo tutta la stampa, per l’attenzione e la puntualità con la quale segue le nostre azioni e siamo certi che non mancherà di tener viva l’attenzione su quanto diremo e accadrà. Siamo davvero convinti del ruolo essenziale di una corretta informazione, che fornisca a noi cittadini le notizie, che permetta di conoscere opinioni diverse e pungoli la politica così come anche noi, per quel che possiamo, cerchiamo di fare.

La nostra non è “antipolitica”, ma il dialogo serrato di noi “rappresentati” con i rappresentanti, chiamati a onorare, con i loro atti concreti, il senso del mandato che hanno ricevuto. Noi stiamo facendo la nostra parte, ma ora sta ai consiglieri comunali di maggioranza e opposizione fare la loro, non tradendo la fiducia che i cittadini hanno riposto in loro, affinché tutelino il bene comune, ciò che appartiene alla collettività, non subendo o assecondando gli interessi di qualche privato.

E’ per questo che apprezziamo la volontà dei sette consiglieri comunali che stasera sono qui con noi e hanno fatto propria, sottoscrivendola, “mettendoci la faccia”, la nostra istanza di convocazione di un Consiglio Comunale monotematico per ridiscutere e, vogliamo sperare, annullare la sciagurata delibera del 9 dicembre scorso. Li ringraziamo tutti, a cominciare da coloro che il 9 dicembre avevano votato a favore di quella delibera e, dopo essersi confrontati con noi, acquisendo nuovi elementi che non erano stati messi a loro disposizione, hanno riconsiderato la loro posizione. Con ciò hanno accettato di pagare il prezzo delle inevitabili critiche che, da più parti, li hanno investiti. Noi siamo loro grati, a prescindere dalla sigla partitica di maggioranza o opposizione di cui sono esponenti. Sono esponenti, e questo ci pare un elemento non trascurabile, di entrambi gli schieramenti. Così come siamo grati nei confronti dell’Avvocato Risimini, che ha messo a disposizione la sua competenza giuridico-amministrativa per produrre la nostra istanza.

Tutto ciò ci pare illustri abbastanza efficacemente il modo in cui intendiamo il nostro ruolo: non siamo “partiti” e non ci sostituiamo ad essi, né siamo eventuali emanazioni dei partiti. Al di là delle legittime (e spesso diverse) idee e simpatie politiche di ognuno dei nostri membri, siamo convinti che sia essenziale dialogare con tutti, anche con tutti i politici: non certo per identificarci con loro, ma per sfidarli sulla concretezza delle soluzioni e sulla coerenza tra le idee e i fatti.

Veniamo quindi alla vicenda, che forse sarebbe passata nella distrazione dei più, nella strana atmosfera di questo Natale al tempo della crisi. Una crisi che colpisce senza pietà le famiglie, i giovani e gli anziani e non risparmia i Comuni, che vedono i loro bilanci falcidiati dalle politiche di austerità. Eppure questo Natale qualcuno che ha ricevuto un dono assai gradito c’è stato: si tratta delle Suore delle Ancelle e, con loro, tramite loro, di qualche imprenditore del mattone. Nelle non appropriate vesti di Babbo Natale, il Consiglio Comunale, che il 9 dicembre scorso, con un voto sorprendente, è riuscito a votare contro l’interesse del Comune, cioè contro l’interesse della collettività di Monopoli. La generosità è bella, quando la si pratica non impiegando le risorse altrui, come invece è accaduto il 9 dicembre, quando la maggioranza dei consiglieri ha assunto una decisione incomprensibile e ingiustificabile. Decisione assunta “per conto” dei cittadini, rinunciando a far valere un diritto che tutela tutta la cittadinanza, e rinunciando così alla possibilità di acquisire un bene immobile di notevole valore economico: quello occupato dalle Suore delle Ancelle fino al 2008 e, da allora, rimasto inutilizzato.

Tutto ciò in tempi di crisi, sapendo delle scarse risorse economiche disponibili, davanti alla drammatica situazione dell’edilizia scolastica e la ben nota carenza (assenza) di spazi pubblici a beneficio dell’intera comunità (giovani, anziani, associazioni). Senza contare il fatto che il bilancio comunale ogni anno paga ingenti somme sotto forma dei fitti passivi per una serie di uffici, proprio perché “non disporrebbe” di immobili adeguati ad ospitarli.

Sempre più monopolitani, apprendendo questa notizia, restano increduli e si pongono alcune semplici domande: come è stato possibile? Per quali motivi? “Cui prodest”,ovvero chi trarrà vantaggio da questa scelta autolesionistica? E’ possibile tornare sui passi di questa scelta?

Perché di una scelta autolesionistica quella delibera sembra avere proprio tutte le caratteristiche.

Affinché ogni cittadino possa farsi un’idea e valutare il comportamento dei rappresentanti politici di questa città, forniamo qui una sintetica ricostruzione della vicenda. Prima però provate a immaginarvi questa storia come se fosse un “match” di calcio nel quale, due squadre, le Suore e il Comune stanno sfidandosi. Un “match” infatti c’è o, meglio, c’era: dal 2010 esiste un contenzioso tra le due parti, avviato dalle Suore e fino a tutto il 2012 il Comune di Monopoli si è fieramente opposto, ritrovandosi, come vedremo, persino in vantaggio. Le suore attaccano, ma il Comune di Monopoli, grazie ad una solida difesa, non subisce goal, ma passa in vantaggio con una classica azione in contropiede. Certo, il match non è ancora giunto al termine e, come si sa, fin quando l’arbitro (il Giudice) non fischia la fine (cioè non firma la sentenza) può ancora succedere di tutto. Così le Suore possono continuare a cercare il pareggio e il sorpasso, senza risultati. Ma all’improvviso (colpo di scena!) la squadra in vantaggio stupisce tutti con una spettacolare e rapida azione che fa goal: nella propria porta. Un clamoroso autogoal. Gli autogoal nascono da infortuni ed errori, oppure dalla volontà distorta di un calciatore che, per motivi extra-sportivi, decide di nuocere alla squadra della quale veste la maglia. Non è finita qui, perché dopo aver regalato il pareggio agli avversari, il Comune fa anche di più, abbandonando il campo e regalando quindi alle Suore una vittoria “a tavolino” (“a banco del consiglio comunale”…).

E ora i nudi fatti, che illustrano le fasi di questo strano e sorprendente “match”.

Nel dicembre del 1954 il Consiglio Comunale (Sindaco Vito Giannuli) delibera di vendere il suolo di viale delle Rimembranze alle Suore. Non si tratta di una vendita “normale”, ai correnti prezzi di mercato: è, a tutti gli effetti quasi una donazione, per la quale il Comune ottiene un introito simbolico, tenendo conto del fatto che le Suore all’epoca pagarono un importo di circa 238 volte inferiore rispetto a quello che avrebbero dovuto pagare normalmente. Questo è esattamente quanto dimostrato proprio dal Comune di Monopoli, tramite la sua Avvocatura in una delle difese depositate nel corso del procedimento e costituisce una clamorosa smentita di quanto affermato testualmente dal Sindaco Romani nel corso del Consiglio Comunale del 9 dicembre (“il Comune negli anni è stato ampiamente ripagato dalle Suore tramite l’attività scolastica da loro condotta”). A noi risulta che le Suore abbiano già ricevuto, all’epoca, un cospicuo vantaggio in considerazione delle finalità educative, religiose e sociali che sembravano ispirare, all’epoca la loro volontà.

Ci piace anche ricordare al Sindaco e a quanti, troppo spesso se ne dimenticano, l’Articolo 33, terzo comma, della Costituzione della Repubblica Italiana, che recita: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. Lo Stato, tramite il Comune, già nel 1955 si attribuì un onere, rinunciando ad una richiesta economica congrua, e non ci pare che sia stato “ampiamente ripagato”. Anche per il semplice motivo che le Suore hanno svolto, finché ne hanno trovato una convenienza economica, un’attività di cui i monopolitani potevano usufruire a pagamento e non gratuitamente.

Con il contratto di vendita del 1955, il Comune, pur nella sua estrema generosità con le Suore, con notevole lungimiranza, pose un doppio vincolo a sua tutela: le Ancelle si impegnavano infatti ad una precisa ed esclusiva destinazione d’uso, la realizzazione e il funzionamento della scuola, e accettavano il divieto di alienare a terzi il suolo e lo stabile ivi costruito. Le Suore quindi, giustamente, non avrebbero potuto ricavare lucro rivendendo l’immobile o cambiandone l’utilizzo, destinandolo ad altre attività non aventi le stesse finalità socio-educative.Il mancato rispetto anche di una sola delle due condizioni sottoscritte dalle due parti avrebbe comportato il reintegro del suolo e dell’eventuale fabbricato nella proprietà del Comune. Vogliamo ricordare che l’Amministrazione dell’epoca era guidata dalla Democrazia Cristiana, non certo da “pericolosi bolscevichi”: pur se ben disposti verso l’Ente religioso, amministratori e consiglieri di quel tempo non avevano smarrito la bussola che indicava loro dove fosse il bene comune.

Nel 2007 le suore cessano le attività scolastiche.

Nel 2010 viene approvato il PUG, in cui il suolo viene caratterizzato come “contesti urbani consolidati per servizi pubblici a standard di quartiere”.

Nel 2011 le suore promuovono due azioni:

  • la prima dinanzi al TAR, per impugnare il PUG, chiedendo un cambio di destinazione d’uso da “contesti urbani consolidati per servizi pubblici a standard di quartiere” a“residenziale”. Il TAR rigetta l’istanza delle suore:“Goal” del Comune di Monopoli! Nella loro sentenza i giudici amministrativisti dicono testualmente: << L’inadempienza di uno dei patti di cui sopra autorizza il Comune a procedere alla reintegra in proprio favore del suolo o degli eventuali manufatti e pertinenze >>. Un precedente di enorme importanza a favore del Comune.
  • la seconda dinanzi al Tribunale Civile, chiedendo di rimuovere sia il vincolo di inalienabilità, sia quello di destinazione a scuola. Il giudizio è giunto al termine e la sentenza è prevista per il mese di ottobre 2015. Per giunta sarebbe possibile, a quanto pare, chiederne l’anticipo.

Alla fine del 2012, le ancelle avanzano una proposta di transazione, con la quale chiedono ancora una volta che sia eliminato il vincolo di inalienabilità. A seguito di quest’ultima istanza, l’Amministrazione chiede un nuovo parere alla sua Avvocatura, la stessa che in modo incisivo e fino ad allora vincente, aveva difeso pienamente le ragioni del Comune e, sorpresa, ottiene un parere che, improvvisamente, a dispetto di quanto sostenuto in sede processuale, apre la porta ad una possibile transazione sul vincolo di inalienabilità, tacendo tuttavia su quello di destinazione d’uso.

A quanto pare, secondo quanto riportato dalla stampa, l’Amministrazione incassa questo parere incompleto e, già da gennaio 2013, prepara una delibera favorevole alle Suore, che tiene nel cassetto fino a dicembre 2013. Quando, nella seduta del consiglio comunale del 9/12/2013, il Comune, dopo aver ripetutamente richiesto la restituzione del suolo e dell’immobile (come previsto contrattualmente) con la delibera n. 51, rinuncia a far valere l’inalienabilità e, inopinatamente, accoglie l’istanza delle Suore.

A nulla valgono le poche voci che, in quella sede, si sono levate a contestare una scelta che appariva intempestiva e incongrua. Ed è apparso evidente che i consiglieri non siano stati messi nelle condizioni di valutare la questione avendo a disposizione tutti gli elementi necessari. Elementi che noi, dopo una faticosa ricostruzione stiamo mettendo a disposizione della pubblica opinione.

E’ stato detto da qualcuno che l’immobile di Viale delle Rimembranze sarebbe un “rudere”: non ci pare che sia così, poiché fino al 2008 è stato utilizzato come scuola. Se l’incuria da parte della proprietà ha causato un degrado sta al Comune richiamare la stessa proprietà ai suoi doveri o, in alternativa, adoperarsi in tutti i modi per tutelare la sicurezza dei cittadini. Finanche giungendo a requisire lo stabile. Anzi, ad acquisirlo, come gli permette proprio quel contratto stipulato con le Suore, nel 1955. A difesa di questa delibera indifendibile, qualcuno ha detto che, poiché sarebbe stato eliminato uno solo dei due vincoli, quello relativo all’inalienabilità ma non quello di destinazione d’uso, nell’area “non potrebbero” sorgere costruzioni adibite a finalità diverse da quelle prescritte dal PUG. Ma si tratta di una giustificazione ingannevole, per una serie di motivi. E si tratta di una scelta che apre il campo, in realtà, a qualsiasi scenario: anche di nuove conflittualità con le Suore, le quali potrebbero agevolmente reclamare l’eliminazione del secondo vincolo. Vincolo che, a questo punto, si troverebbe in palese contraddizione con il loro acquisito diritto a vendere l’immobile.

La curiosità che sorge spontanea a qualunque persona di buon senso è infatti questa: a chi mai potrebbero vendere le Suore, che sono fortissimamente motivate a vendere, se l’acquirente si trovasse vincolato a non poter fare proprio quel che più gli converrebbe? Quale sarebbe l’imprenditore filantropo e illuminato che acquisirebbe un suolo per fare ciò che le Suore hanno smesso di fare? Vorremmo tanto conoscerlo e “intervistarlo”, se si palesasse.

C’è, a margine ma non marginale, anche un’altra considerazione che probabilmente non ha un valore giuridico in sé, ma senz’altro ha un valore morale. E noi continuiamo a essere convinti che la moralità, anche di questi tempi, non possa essere un “optional” o una “foglia di fico”. Se non è, o non dovrebbe essere “opzionale” per gli attori della politica e per noi comuni cittadini, sicuramente dovrebbe essere imprescindibile per delle Suore. Ci domandiamo pertanto come possano venir meno ad un patto sottoscritto con la comunità, promuovendo ben due cause. Allo scopo di rivendicare un diritto di proprietà, non per usarlo secondo le finalità proprie di un ente religioso, ma per trasformarlo in denaro e profitto. Oscar Wilde, più d’un secolo fa, diceva: “oggi c’è chi conosce il prezzo d’ogni cosa e il valore di nessuna”. Ci pare che queste parole suonino spiacevolmente attuali e pertinenti, triste descrizione di ciò che sembra regolare in modo sempre più aggressivo i rapporti tra persone fisiche e giuridiche, ispirando atti e decisioni individuali e collettive.

Per tutti i motivi esposti finora, il Comitato Costa Libera e il Circolo Cittadini di Monopoli, adottando un’istanza messa a punto dall’Avvocato Risimini, hanno proposto ai consiglieri comunali di riconsiderare la delibera dello scorso 9 dicembre: delibera che, evidentemente, è stata presa al buio, o almeno “in penombra”. A questa richiesta hanno aderito, come abbiamo detto all’inizio, sette consiglieri di entrambi gli schieramenti politici. Ma ci auguriamo, anzi vogliamo essere candidamente fiduciosi e convinti che molti altri si aggiungeranno a loro con il voto in Consiglio Comunale.

Ai sette consiglieri che hanno firmato l’istanza di convocazione di Consiglio Comunale monotematico si è già aggiunto il consigliere Gianni Palmisano, il quale ha dichiarato che, in quella sede, voterà per l’annullamento della delibera del 9 dicembre scorso.

Questa non è, infatti, un’iniziativa “di parte”, ma la legittima richiesta da parte di tutti i cittadini, al di là delle sigle partitiche che essi votano o alle quali si sentono vicini: la richiesta di vederci chiaro e di veder rispettato il diritto della collettività, senza svendite e regali, nel rispetto della lungimiranza di chi ci ha preceduti. Niente è ancora perduto, la continuazione di questa storia è tutta da scrivere: il Consiglio Comunale sarà riconvocato e invitiamo tutti a un serio approfondimento della questione, che possa veramente e interamente fugare tutte le domande che ancora restano inevase: chi trae vantaggio dagli autogoal del Comune? Perché il Comune rinuncia a far valere i suoi diritti e arreca a se stesso un danno patrimoniale?

Su questo, come su altre questioni, non molleremo e se la nostra proposta non dovesse essere approvata in consiglio, eserciteremo direttamente un’azione popolare volta a proseguire autonomamente il giudizio civile e non solo.

Invitiamo tutti i cittadini stanchi di una politica dimentica del bene e dei diritti di tutta la cittadinanza, ad unirsi a noi. Occupiamoci insieme di Monopoli e dei suoi problemi.

Comitato Costa Libera e Circolo Cittadini di Monopoli

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