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L’Ecologia dei Paesaggi della Terra d’Egnazia e della Valle d’Itria

di Giambattista Giannoccaro

 “Il rilevamento […] è un mezzo che ci aiuta a raccontare la storia della vita della nostra comunità, storia che non è passata ne finita, ma è incorporata nelle attuali attività della città e nel suo carattere,…e che…ne determinano il futuro. Da questo nostro studio di fatti noi non dobbiamo trarre documentazione materiale, economica o strutturale ma ricavare la personalità sociale della nostra città, che muta si ad ogni generazione, ma attraverso di essa nello stesso tempo si esprime”.(Patrik Geddes 1854-1932)

 Ri-dare senso e identità ai luoghi della città contemporanea

Interrogandomi sulla natura dei luoghi dei paesaggi della Terra d’Egnazia e Valle d’Itria ho cercato di individuare un linguaggio comune , alla portata di tutti e che riuscisse a restituirci un’idea concreta, definita, riconoscibile e condivisa di città e territorio. Facendo riferimento alle esperienze e teorizzazioni portate avanti in Italia a partire dagli anni novanta ad oggi, relativamente alla città contemporanea, comunemente definita dagli urbanisti “città diffusa”, ho cercato a lungo una modalità di lettura dei fatti urbani (Aldo Rossi, 1993) che riuscisse ad esplicitare una sintesi di quei materiali necessari ad una attenta analisi della città e del territorio, per ri-dare senso ed identità ai luoghi della città contemporanea.

Ho riletto Patrik Geddes, Reiner Bahnam, Guido Martinotti, oltre a saggi e libri di Bernardo Secchi, senza mai tralasciare le straordinarie lezioni di Edoardo Salzano.

Nel 1971 Reiner Bahnam, pubblica il suo libro Los Angeles: The Architecture of Four Ecologies(Los Angeles: l’architettura delle quattro ecologie, 1971) nel quale classificava la città angelena in quattro differenti ecologie insediative, sconvolgendo la maniera di leggere la città contemporanea e soprattutto restituendo agli storici ed urbanisti una modalità di lettura che contribuirà a fornire un nuovo modo di leggere i territori della “città diffusa”.

Il termine “Ecologia” è da lui inteso non solo per mettere in evidenza la relazione strutturale che lega la formazione e la crescita di un certo territorio ai suoi contesti geografici, ma anche di clima sociale, di attitudine a specifici comportamenti, di un particolare genere di vitalità che vi è legata, come aspetti fantastici appartenenti a diversi tipi di folklore: gli ambienti di vita.

Dalle considerazioni e modalità di lettura appena descritte sulle Ecologie, trasferite sui territori della Murgia del sud-est (Valle d’Itria e Terra d’Egnazia), vi è stato un risultato per me interessante, che mi ha portato a identificare il territorio, come lo era stato per Bahnam (questo è solo un caso), suddiviso in quattro diverse Ecologie che dalla fascia costiera alla collina si raccontano, attraverso delle metafore:

L’Ecologia dei Gozzi”, relativa alla fascia costiera;

L’Ecologia delle Lame e dei Cubi”, relativa alla pianura degli ulivi, delle lame e delle masserie;

La Città Inversa”, relativa ai centri urbani sparsi del territorio;

“”L’Universo di Pietra” relativa alla zona collinare.

Nella mia lettura è evidente l’importanza di ogni piccola traccia, di ogni segno ed indizio per riuscire a decifrare il cambiamento, accogliendo il nuovo, immaginando il futuro, costruendo scenari. Un progetto, un’idea di paesaggio e di territorio in cui, la rappresentazione doveva far emergere gli ipotetici scenari di sviluppo. Qui non si tratta di cogliere in anticipo i fenomeni pensando di rappresentare il futuro di azioni, compiti o attori. Nemmeno di risolvere determinati nodi o fatti urbani, ma costruendo scenari si cerca di sconfiggere dubbi ed aprire nuove discussioni. E’ attraverso questo linguaggio, comune e condivisibile, che mi sono proposto di affrontare un tema di analisi della città e del territorio raccontando le Ecologie Insediative della Terra d’Egnazia e della Valle d’Itria.