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Asta demanio

Il governo delle “larghe intese“, a cavallo tra ricatti trasversali e interessi speculativi, rilancia la malsana, antidemocratica e anticostituzionale proposta di alienare il patrimonio pubblico. Il pretesto è ancora una volta il debito pubblico, l’austerity, i parametri europei di stabilità economica.

Una strada che aveva già tentato di percorrere l’ex ministro Tremonti durante l’ultimo governo Berlusconi. Un indirizzo scellerato fermato dalla grande affermazione popolare dei referendum sui beni comuni del 2011, che i governi successivi (compreso l’attuale), non hanno ancora applicato nella loro interezza. Una volontà popolare che, a quanto pare, il governo non ha alcuna intenzione di rispettare, facendo carta straccio dell’ultimo lembo di sovranità popolare.

Si tratta proprio quei beni pubblici che fanno dell’Italia una nazione, una patria: culla di culture e civiltà, di diritti e libertà. Tra i beni da alienare (in realtà si tratterebbe di una vera e propria svendita), ci sarebbero anche e soprattutto i beni del demanio, appunto, i beni del “pubblico dominio” (Codice Civile art. 822 e segg.): i lidi, le spiagge, le rade e i porti, i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia (c.c. 2774, Cod. Nav. 28, 29, 692); i beni artistici e culturali, il patrimonio archeologico e le opere destinate alla difesa nazionale.

La proposta avanzata dal governo Letta (la dove non sono riusciti i governi precedenti), decreterebbe così la fine dello Stato democratico, dei beni pubblici, delle libertà civili; annullerebbe millenni di storia e cultura, secoli di conquiste sociali e politiche, farebbe dell’Italia uno stato neo-feudale che si fonda sul diritto di pochi padroni e sul dovere imposto a una moltitudine di servi paganti, più che cittadini di diritto.

Sin dalla sua costituzione Terra d’Egnazia si batte per l’affermazione dei beni pubblici, affinché restino nella disponibilità dei beni inalienabili dello Stato e svolgano, al di la dalle logiche del profitto, la loro funzione di bene comune a disposizione di ogni cittadino.

Un appello, il nostro, un grido d’allarme, che affonda la sua emergenza e ragion d’essere, in una regione come la Puglia, in cui ben 865 km di costa, sono già da tempo preda delle mire speculative di affaristi senza scrupolo, intenti a saccheggiare il territorio e il patrimonio pubblico con l’intento esclusivo del profitto individuale, ai danni dell’ambiente e dell’interesse collettivo.

Vi invitiamo a condividere il nostro appello utilizzando anche l’area commenti.

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