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Olivo millenario, Fasano – Foto: Giuseppe Vinci

Buone prassi per la cura del patrimonio olivicolo
Azioni adottate e sostenute dalla nostra associazione per la cura e la salvaguardia del patrimonio olivicolo della Piana degli Olivi della Terra d’Egnazia. L’associazione Terra d’Egnazia (onlus), si fa promotrice delle antiche e tradizionali prassi agro-colturali tramandate nei secoli dalla paziente saggezza dei nostri avi. La prima raccomandazione è l’eliminazione di qualunque ricorso alla chimica, a cominciare da ogni sorta di pesticidi. Così come la chimica uccide (in un primo momento) parassiti, patogeni e infestanti (che col tempo acquisiscono resistenza e virulenza), allo stesso modo la chimica uccide (in questo caso definitivamente), ogni forma di vita nel terreno (rizosfera), compresi quegli organismi e microrganismi utili e necessari al sostentamento delle colture e all’equilibrio naturale dell’ambiente.

Primi interventi 

Potatura

– E’ necessario effettuare la potatura/rimozione di tutti i rami secchi in corrispondenza del punto di ramificazione facendo attenzione che la superficie di taglio sia rivolta verso il basso (questo impedisce i ristagni d’acqua piovana e quindi il proliferare sulla superficie di taglio di microrganismi potenzialmente patogeni). E’ importante non effettuare potature drastiche di rami di grosso diametro o branche principali (a meno che non siano secchi), perché questo porta la pianta a emettere un gran numero di polloni, disperdendo le poche risorse energetiche che l’olivo ha in questo particolare momento e inoltre le grosse ferite stentano a rimarginare.

– La potatura interessa anche i succhioni (ad eccezione di quelli che dovevano sostituire alcune parti essenziali della pianta) e i polloni alla base della pianta; inoltre la chioma va sfoltita eliminando i rami in eccesso, questa operazione permette di arieggiare bene la chioma e consente ai raggi solari di raggiungere tutti i rami e le foglie più interne.

– E’ importante usare attrezzi con lame ben affilate, in modo tale da lasciare un superficie liscia e netta, che favorisce il processo di cicatrizzazione, diminuendo così la probabilità di ingresso di eventuali microrganismi patogeni. Le lame vanno disinfettate con candeggina, per impedire di trasferire eventuali patogeni fungini e batterici (es. Pseudomonas savastanoi pv savastanoi agente della rogna dell’olivo, funghi tracheifili) da una pianta all’altra.

– In presenza di sezioni di taglio con diametro maggiore di 5 centimetri, queste vanno disinfettate con una pasta a base di rame e calce. Le dosi per la preparazione di 10 litri di pasta disinfettante sono: 3 kg di grassello di calce + 1 kg di solfato di rame in 10 litri di acqua. Con l’aiuto di un pennello la pasta ottenuta viene distribuita sulle superfici di taglio. Sia il rame che la calce posseggono una buona attività fungicida e fungistatica, inoltre il rame ha spiccate proprietà antibatteriche. Per la protezione delle ferite da taglio possono essere utilizzati anche paste a base di rame, cera o mastici per gli innesti.

– I residui di potatura vanno bruciati per eliminare uova e larve di insetti parassiti molto presenti sulle piante interessate dal disseccamento.

Trattamenti alla pianta

– Sia la chioma che il tronco delle piante di olivo devono essere irrorate con poltiglia bordolese per 2 o 3 volte a distanza di 20 – 30 giorni (a seconda della piovosità che può dilavare il prodotto dalla superficie della pianta).

– Dosi per 100 litri di poltiglia bordolese: 1 kg di solfato di rame (quello con maggiore capacità di penetrazione è il solfato di rame pentaidrato) + 1 kg grassello di calce, in 100 litri d’acqua.

– Preparare la soluzione versando molto lentamente 20 litri di soluzione di calce in 80 litri di soluzione di solfato di rame.

– In primavera, cioè durante la ripresa vegetativa dell’olivo, il colletto, i tronchi e le branche principali, bisogna trattarli con una miscela di solfato ferroso e grassello di calce le cui dosi per 100 litri di acqua sono: 2 kg di solfato ferroso + 2 kg di grassello di calce (idrossido di calce con 80/100 giorni di stagionatura). Il solfato ferroso ha un triplice scopo: 1) nutrire il legno attivo sotto la corteccia (riduzione della clorosi ferrica); 2) favorire un riequilibrio fra i microrganismi epifitici presenti sulla corteccia dei tronchi (aumentando la presenza di quelli che sono competitori e antagonisti dei patogeni; 3) battericida nei confronti della rogna.

Trattamenti al terreno

– Il terreno sottostante la chioma e la base della pianta vanno cosparsi con zolfo e calce in polvere (dosi: ¾ di zolfo + ¼ di calce) miscelati e successivamente interrati con una leggera e superficiale lavorazione. Lo zolfo in polvere ha la funzione di disinfettare il terreno, grazie alla sua attività fungicida e insetticida (es. punteruolo e oziorrinco) inoltre è un elemento nutritivo essenziale nella sintesi di importanti proteine della pianta che contengono residui aminoacidici soprattutto di cisteina (es. “defensive protein”, glutatione e altre molecole antiossidanti). Queste proteine svolgono un ruolo importante nell’autodifesa della pianta.

– Sovescio
Si effettua la semina di favino su tutto il campo ad eccezione della zona sottostante la chioma delle piante, ovvero nell’area dell’apparato radicale. In fase di fioritura le piante di favino sono state trinciate e interrate lavorando superficialmente il terreno. La pratica del sovescio presenta diversi benefici tra i quali:
1) Apporta una buona quantità di sostanza organica e quindi migliora la fertilità del terreno;
2) Apporta buone quantità di azoto e fosforo;
3) Rallenta i fenomeni erosivi del terreno grazie alla presenza degli apparati radicali delle piante da sovescio e mediante la copertura del suolo;
4) Migliora la struttura del terreno rendendolo più sciolto soprattutto in superficie, consentendo una migliore ossigenazione degli apparati radicali delle piante d’olivo;
5) Riduce la compattezza superficiale del terreno, migliorandone così il drenaggio e lo scambio gassoso.
6) Riduce notevolmente la presenza di piante infestanti, grazie alla competizione per i nutrienti e per la superficie disponibile di terreno;
7) Biofumigazione nei confronti di funghi, batteri, insetti e nematodi patogeni;
8) Aumenta la biocenosi microbica tellurica utile, spostando l’equilibrio verso popolazioni microbiche competitive come Bacillus sp., Pseudomonadi fluorescenti, Streptomiceti, Fusarium sp., Trichoderma sp.;
9) Sottrae considerevoli quantità di CO2 dall’atmosfera immagazzinandola nel terreno (azione carbon sink).

Calendario per le esecuzioni dei lavori

Dicembre-Marzo
– Potature di tutte le parti secche della pianta, con immediata protezione delle sezioni di taglio seguendo i metodi e i materiali su descritti nella sezione “Potature”.
– Effettuare la slupatura e successiva protezione delle ferite con gli stessi prodotti utilizzati per proteggere i tagli delle potature.
– Trattamento della chioma, del tronco e dei rami con la poltiglia bordolese (vedi sezione “Trattamenti alla pianta”

Marzo-Maggio
– Sovescio del favino in fase di fioritura.
– Trattamento del colletto, tronchi e branche principali con la miscela di solfato ferroso e grassello di calce (prima o dopo la fioritura, NO durante).
– Cospargere sul terreno sottostante la chioma e la base della pianta zolfo e calce in polvere.

Giugno-Luglio
– Sfalciare l’erba e lasciarla in loco per ottenere l’effetto pacciamante.

Settembre
– Erpicatura leggera del terreno per consentirne l’arieggiamento.
– Potatura dei succhioni e dei polloni.
– Rincalzatura del colletto.
– Trattamento del tronco e delle branche principali con zolfo bagnabile, MAI insieme alla poltiglia bordolese.
Ottobre-Novembre
– Trattamento con la poltiglia bordolese subito dopo la raccolta.
– Semina di favino (meglio se una varietà locale) per l’inerbimento e successivo sovescio.

Riflessione

Con la “rivoluzione” verde dell’agrochimica arrivarono gli insetticidi ed erbicidi e concimi chimico minerali NPK azoto-fosforo-potassio che hanno causato la distruzione della flora batterica, (gli anticorpi della terra) e diminuito, quasi azzerato la sostanza organica.
Risultati? Arricchiamo le multinazionali dell’agrochimica,Monsanto, Bayer, DuPont, Syngenta, Dow Agroscience e impoveriamo i nostri Agricoltori e la nostra Terra.
Le stesse multinazionali che producono farmaci e agrofarmaci, prima ti avvelenano poi ti “curano”.

P.S.: le indicazioni di cura sopra descritte sono state condivise dall’Associazione Spazi Popolari quali azioni utili al contenimento del fenomeno del disseccamento degli olivi del Salento.

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